La musica dei miei luoghi

Associazione Musicologi Direzione Didattica di Gemona del Friuli(UD) Scuola Primaria "S. Maria degli Angeli"
con il contributo del G. A. L. Euroleader

!!! DISPONIBILI LE CANZONI, LE BASI E GLI SPARTITI DELLE CANZONI! GRATIS qui sotto

Con il progetto “La musica dei miei luoghi”, realizzato dall’Associazione Musicologi, dalla Direzione Didattica di Gemona del Friuli e dalla Scuola Primaria “S. Maria degli Angeli” e cofinanziato dal gruppo di azione locale Euroleader si è voluto guidare i bambini di alcune classi delle Scuole Primarie di Gemona del Friuli in un’attività di composizione musicale avente come soggetto ispiratore il territorio del Gemonese, con le sue bellezze paesaggistiche, artistiche e culturali. In concreto l’attività ha portato alla realizzazione di alcune canzoni, i cui testi e musiche sono completamente scritti dai bambini!

Per informazioni sulla metodologia adottata si veda:
http://www.suonimusicaidee.it/pubblicazione.asp?id=2
http://www.escom-icmpc-2006.org/pdfs/377.pdf


Aghe, aiar, tiere e fûc...a Glemone

Aghe, aiar, tiere e fûc...a Glemone Il CD "Aghe, aiar, tiere e fûc...a Glemone" è il frutto di un intero anno di lavoro da parte degli alunni delle classi Quarte della Scuola Primaria di Piovega e delle classi Quinte della Scuola Primaria di Ospedaletto di Gemona del Friuli, che hanno scritto i testi e le musiche di dieci brani musicali, ispirati ai quattro elementi e alla loro presenza nei luoghi che li circondano, e poi li hanno cantati in forma corale.

Il laboratorio di composizione musicale è stato curato da Lorenzo Tempesti; il laboratorio di realizzazione dei testi e gli altri aspetti dello spettacolo e del progetto sono stati curati dalle maestre Paola, Antonietta, Antonella, Carmen, Iris, Licia e Silvana.

Note legali I brani contenuti in questa pagina, fatta eccezione per "Vieni con me", non sono registrati alla SIAE. Gli spartiti e i testi possono essere diffusi liberamente e utilizzati in qualsiasi modo, senza alcuna pretesa economica da parte degli aventi diritto. Le registrazioni fornite in formato mp3 sono di proprietà dell'Associazione Musicologi e possono essere utilizzati liberamente in contesti didattici e in spettacoli dal vivo, nonché diffusi tramite mezzi di comunicazione (radio, ecc.). E' invece vietata la fissazione su supporti magnetici o ottici ai fini di vendita o noleggio nonché la pubblicazione in qualsiasi altra forma. E' tuttavia gradita la segnalazione degli utilizzi all'indirizzo info@musicologi.com. Per eventuali autorizzazioni o chiarimenti si invita a contattare l'Associazione Musicologi al 347-1566523.

Il vento è una nuvola rossa

Il vento è una nuvola rossa

Che cos'è il vento? Lasciatevi trasportare dalle immagini che sono uscite dalla nostra fantasia!

Canzone(mp3) Base(mp3) Spartito(pdf)

Il vento spinge una nuvola rossa
che veloce e leggera sulla città passa:
è come un fantasma con il mantello
che ci spia guardando giù dal castello.

Il vento scroscia come le onde del mare,
ululando come un lupo che mi voglia sbranare.
Il vento spazza le foglie autunnali,
con lui gli alberi non sono uguali.


Il vento soffia

Il vento soffia

Il vento più nostro è la brezza, “chel ajarìn” che scende dal Cjampon e dal Cuarnan durante la notte e ci rinfresca dalle calure estive; quella brezza che sale dalla vallata durante il giorno e che fa volare i nostri aquiloni a Sant’Agnese. Sì, è questo il “respiro” delle nostre montagne.

Canzone(mp3) Base(mp3) Spartito(pdf)

Il vento soffia dalle montagne come un mare in burrasca;
può essere un gigante che distrugge ogni cosa
ma anche una carezza dolce e graziosa.

RIT. Lui è molto forte, può essere spaventoso
ma spesso è solo un gigante dispettoso.

E’ il soffio di un gigante dalla voce squillante
È la carezza leggera che rinfresca la sera.

Rit.


Canzone delle farfalle

Canzone delle farfalle

Nel cielo di Gemona del 1400 si vedevano spesso passare sciami di farfalle. Le farfalle azzurre del 1476 invasero Gemona il giorno di Pentecoste e, verso sera, se ne andarono in direzione di Udine così come erano venute.

Canzone(mp3) Base(mp3) Spartito(pdf)

Rit.: Tante farfalle arrivan da lontano
nuotando nell’aria piano piano.

Una nuvola azzurra sul Duomo si posa
che lo fa sembrare un vestito da sposa.
Rit.

Se vuoi che a lungo continuino a volare
guardale pure, ma non le toccare.
Rit.


Il lât di Ospedalet

Il lât di Ospedalet

Il lago di Ospedaletto sta lentamente scomparendo... ma la sua conca rimane ancora un luogo stupendo in tutte le stagioni. Abbiamo chiesto a due nonni per capire com'era il lago una volta, e da quell'intervista è nata questa canzone.

Canzone(mp3) Base(mp3) Spartito(pdf)

Doi nonos / nus àn contât / trop biel / che une volte / al jere il lât:
propit chel di Ospedalet / lì dut al jere cuiet, cuiet.
Ce spetacul che al jere: / d'invier / la nêf cidine cidine / ta l’aghe / si disfave / e intes fueis / des ninfeis / planchin / e si poiave.
Ce spetacul... / Blancjis montagnutis / inte aghe scure. / E berghelant i fruts / tai rivai a slitavin, / e fin intal lât a rivavin. / Cu la slite, cu la bici... / cuntun toc di lamiere. / Ce spetacul che al jere!
E tal cjalt dal istât / di scuindon a nadâ / crots ta l’aghe frescje:
ce spetacul che al jere / saltâ fûr / cui lavris blu / e i sgrisui te piel / par lâ a cirî / la frambue e la pome, / i cuargnui e i vuisins, / lis mugnulis e i scjafoits, / e dopo cori a cjase / cuntun stec / di dolcemare / inte sachete.
Ma sintît / ce che nô fruts / us pandin: / ce spetacul che al è / ancje cumò / di sierade.
Lis fueis di mil colôrs, / dantsi la man / a balin / niçadis dal aiar dal tramont.
E ce spetacul che al è / da vierte: / la nature / lis rosis / a piture, / prime ducj i piluics / pôc dopo i pestelacs / ma ancje lis violutis / e i piluecs.
Ma ce spetacul che al è / ogni dì: / cuant che al cale / il soreli; / cjape il troi / che al puarte al lât, / là jù tu viodarâs / lis monts atôr / deventâ colôr di rose, / la lûs ricamâ / i çufs das cjanis.
E viodi nassi la lune / sore il bosc / che si indurmidis / al è biel / biel di murî. / Se cussì tu cjalis / chest nestri cjanton / intai tiei voi / a lusaran / dutis lis tôs / sperancis.
Ce spetacul.


Il Glemineit

A Gemona del Friuli, quando piove tanto, si forma il Glemineit: un rio che scende dal monte Glemine, da cui prende il nome. In caso di piogge eccezionali questo piccolo corso d’acqua si deposita in bacino naturale, una volta riempito straripa, formando una cascata bellissima che riesce a scavalcare la galleria artificiale e cade a strapiombo vicino ai lavadôrs sottostanti. Quando fa quest’acrobazia neppure una goccia bagna il tunnel della strada che da Gemona porta ad Artegna, comunque sopra è stata costruita una canaletta per convogliare, eventualmente, le acque del Glemineit. È uno spettacolo guardare questo raro evento naturale che, come tutte le cose belle, ha uno svantaggio: appare raramente e… dura poco.

Canzone(mp3) Base(mp3) Spartito(pdf)

Rit. Alla finestra di una grigia mattina
nel mese di maggio mi vedo bambina.

Pioggia che scende da lunghi giorni,
che bagna i monti e riempie i canali.
Acqua che scorre, che lava i dintorni,
acqua scrosciante: ecco i segnali…
Rit.

Che esca? Che appaia? Che torni? Chissà?
Nascosto com’è tra rocce scoscese…
Aspetto sperando: stavolta verrà?
Da tempo esplode tra quelle discese.
Rit.

Cupo si sente tra le montagne
quel rombo… ed ecco il nastro d’ argento
Balza tra i massi, scende a strapiombo,
salta la strada e i cuori sorprende.
Rit.

Ma quando appare è solo per poco.
Non si può perdere questa magia.
Stargli vicino è più di un gioco,
corriamo, prima che vada via.

Che bello… se è tutto vero maestra
Voglio anch’io guardar da quella finestra.


La leggenda del fiume Tagliamento

La leggenda del fiume Tagliamento

Il fiume Tagliamento, che scorre vicino alla scuola di Ospedaletto, è stato uno dei primi luoghi individuati, pensando all'acqua. Abbiamo pensato di adattare a canzone una filastrocca da noi inventata in precedenza: è una storia lunga, ma di quelle che piacciono a noi… dove una dolce creatura ha trasformato un essere burbero e solitario. Se anche voi volete sapere cosa c’entra tutto questo con il nostro grande fiume, ascoltate con attenzione la canzone che vi proponiamo.

Canzone(mp3) Base(mp3) Spartito(pdf)

Migliaia e migliaia di anni fa,durante l’era glaciale,
la terra era brulla ed inospitale attanagliata da un freddo pungente.

Solo il Signor Ghiacciaio viveva comodamente
in un posto così poco accogliente.

Sgarbato e isolato, non temeva il freddo, nemmeno se gelato,
ingordo di nevi perenni, insaziabile per anni e anni.

Ghiacciaio era ostile a tutto, la terra aveva messo a lutto,
si agitava come un matto nel suo enorme letto.

Il Sole, geloso della Luna, punì il vanitoso Ghiacciaio.
Si avvicinò lentamente e implacabilmente lo sciolse completamente.

Così, sconfitto e disperato, Ghiacciaio in breve fu sparito.
La sua acqua diventò un lago gelato.

Lì rimase Tagliamento di Luna e Ghiacciaio il figlio,
a volte proprio dolce, come sua madre, o furioso come suo padre.

Tagliamento aveva voglia di raggiungere il mare
e il lago riempì per riuscire ad invecchiare
e per anni e anni nel suo letto riposare.


Tramonto all'uscita da scuola

Tramonto all'uscita da scuola

All'uscita da scuola guardiamo sempre le nostre montagne: anno dopo anno ci sembra di conoscerle sempre meglio: il Plauris e il Cjampon, Sono veramente possenti e sembrano proteggere i colli del Cjamparis e del Cumieli.E non solo loro… quando usciamo all’aperto, eccoli, grandi e forti ci accolgono, quasi ci abbracciano. L'anno prossimo, quando saremo alle medie, ci mancheranno anche loro…le nostre montagne.

Canzone(mp3) Base(mp3) Spartito(pdf)

Drinn! Drinn! Drinn! Drinn! Suona la campanella!
Drinn! Drinn! Drinn! Drinn! Finalmente è finita!
In una fredda giornata di dicembre usciamo da scuola
con un vociare festoso, con un vociare festoso!
I nostri passi sono lenti, ma ci sentiamo molto contenti.
Lo sguardo si posa sul cielo turchino che piano si oscura.

Guarda, guarda… il sole sta calando
e lascia il posto alla timida luna.
Guarda, guarda…appaiono le prime stelle.
Guarda ad occidente: il sole è una palla infuocata.
Guarda il cielo…sembra una tavolozza:
rosso, giallo, rosa e arancio…
Guarda le montagne: rubano i colori al cielo,
arrossendo come un bimbo sgridato.

Guarda le cime c’è una spruzzata di neve
come zucchero a velo, un bianco candore.
Guarda il Plauris e il Cjampon, sembrano antichi castelli
imprigionati dai muschi della vecchiaia.
Guarda le loro cime, spigolose e frastagliate,
s’innalzano nel cielo e proteggono i dolci colli.

Immagino il lago Minisini
nascosto come un gioiello, tra questi pendii,
immagino la tenue luce che, nel silenzio,
dà la buonanotte agli animali del bosco.
Anch’io sono stanco, cerco la mia mamma,
saluto compagni e maestre e…corro ad abbracciarla.


Pignarui

Pignarui

In Friuli è presente l'antica tradizione del Pignarûl, un grande falò da accendere la sera dell'Epifania: essa vuole che a seconda che il fumo si diriga a levante o a ponente, l'anno che inizia si preannunci di miseria piuttosto che di abbondanza.

Canzone(mp3) Base(mp3) Spartito(pdf)

Il pignarûl sotto il cielo stellato
di luna piena brucia felice.

Rit.: Il fuoco, il fuoco fa allegria
stiamo contenti in compagnia.

Tutti i bambini allegri e felici
vanno a vedere quel fuoco splendente.
Rit.

Il fumo sale nel ciel della sera
va verso oriente o ad occidente
poi si rivolta per rivedere
quel grande fuoco così splendente.
Rit.


Nadalin

Nadalin

Un'altra usanza prevede che nel periodo che va dalla vigilia di Natale fino all'Epifania si bruci nel caminetto un grosso ceppo. Ogni sera lo si spegne e la mattina seguente lo si riaccende: tanti giorni il ceppo sarebbe rimasto acceso, tanti sarebbero stati i sacchi di grano del prossimo raccolto.

Canzone(mp3) Base(mp3) Spartito(pdf)

Rit: Nel camino rosso
arde un tronco grosso
che brucia a più non posso
che brucia a più non posso
dalla Vigilia di Natale
fino al primo di Carnevale.

Le castagne cuocion
e ci scaldiamo in compagnia
nel fuoco di casa mia.
Rit.

Il fumo sale lungo il camino
e non fa piangere nessun bambino.
Rit.

Le stoppie bruciano nei campi
Correndo in tutti gli spazi ampi.
Rit.


La coda del gatto

Se le oche salvarono Roma, può darsi che un gatto avesse distrutto gran parte di Gemona. Così almeno pensarono i Gemonesi che l'8 dicembre organizzarono una processione alla Madonna, per rispettare un antico voto. In quel tempo, infatti, un gatto, che aveva preso fuoco, era scappato lungo le vie di Gemona e dato che ogni gatto ha ben sette vite, aveva bruciato gran parte delle case, che erano di legno. Non ci si può fidare nemmeno dei gatti!

Canzone(mp3) Base(mp3) Spartito(pdf)

Tante case bruciano
Gemona si fa rovente
scappa tutta la gente.

Rit.: Ma perché, perché??
Per colpa della coda di un gatto
che correva per Gemona come un matto
con la coda ardente di fuoco
che un bambino aveva acceso per gioco.

Allarme: suonan le campane!
il fuoco va alla ribalta
e brucia tutta Gemona alta.
Rit.

Gemona è in fiamme
la gente si dispera
e scappa scappa nella sera.
Rit.


Vieni con me

Questa canzone è stata scritta da Lorenzo Tempesti, a conclusione e per ribadire il significato del progetto, e del rapporto con la natura e i luoghi dove viviamo.

Canzone(mp3) Base(mp3) Spartito(pdf)

Sento nell’aria il temporale
Lo vedo lento avanzare
La terra ha sete, gli alberi attendono
Ecco le gocce che danno la vita

Vieni con me pioggia che nutre

Fredda è la notte pur se di luna
Ogni animale sta nella tana
Ma da quel monte spunta una luce
Giorno che arriva e porta la vita

Vieni con me sole che scalda

Nubi pesanti oscurano il cielo
Tutto è fermo coperto da un velo
Ma ad un tratto l’aria si muove
Dalle montagne arriva la vita

Vieni con me vento che soffia

Sembra un deserto ma è primavera
Il seme piantato si risveglia
Il verde percorre colli e pianure
Rami e fronde sono la vita

Vieni con me terra che vive


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