L’educazione musicale come “antidoto” alla musica di mercato
09/11/2003
Il confronto/scontro tra la musica di mercato e quella di qualità trova una sua speciale pur se impropria concretizzazione nell’ambito dell’educazione musicale: esiste una profonda dicotomia, infatti, tra il tipo di formazione offerta dagli enti statali preposti alla formazione musicale – i Conservatori, che nei loro programmi d’insegnamento includono quasi esclusivamente repertori di tipo classico/accademico – e le reali possibilità di lavoro in campo artistico-musicale, per una gran parte relegate agli stili extra-accademici (rock, blues, jazz, pop, hip-hop...), quando non strettamente commerciali. La riforma dei Conservatori, avviata dalla Legge 508/1999 e attualmente in corso di realizzazione, darà nei suoi esiti maggiore autonomia ai singoli Istituti e per questo ci si potranno aspettare degli “ampliamenti di repertorio”, oltre a una più generale rivoluzione data dal fatto che i corsi dei Conservatori si rivolgeranno soltanto a soggetti già in possesso di diploma di Scuola Secondaria Superiore e dunque la formazione dei bambini e degli adolescenti sarà demandata ad altri tipi di Istituto (enti privati, licei musicali).
Scrivevo che si tratta di una determinazione impropria del tema di Notis su Notis, in quanto “extra-accademico” non è sinonimo di “commerciale” – e non voglio qui innescare un’inconcludibile disputa su cosa sia o non sia musica “commerciale”. Vista la riforma in atto, però, questo si rivela un ottimo momento per riflettere sul ruolo dell’educazione musicale e l’interazione che questa ha con il mercato discografico e dello spettacolo dal vivo.
Al momento attuale l’influsso maggiore sull’orientamento dei gusti musicali del pubblico è, quasi senz’ombra di dubbio, dato dai mass media. Questi ultimi trovano nell’ascoltatore medio un terreno particolarmente fertile per imporre il proprio messaggio, grazie al fatto che egli non è generalmente dotato di strumenti sufficienti per discriminare la qualità delle produzioni musicali. Perché? Semplicemente perché non ha ricevuto una completa ed efficace educazione musicale. Umberto Eco, in Apocalittici e integrati (1964), attribuisce all’avvento della musica riprodotta un conseguente calo nella richiesta di esecutori musicali e di conseguenza una ridotta diffusione della pratica musicale tra le persone comuni. Sembra dunque particolarmente importante, per valutare un brano musicale, possedere una profonda conoscenza del linguaggio musicale, ottenibile soltanto attraverso la pratica.
C’è da chiedersi: qual è lo scopo dell’educazione musicale? Per i Conservatori è senz’altro la formazione di musicisti professionisti, ma certamente Platone e molti altri prenderebbero qui la parola per suggerirci i benefici dell’educazione musicale nella formazione generale della persona, delle sue abilità e dei suoi valori – e rimandiamo la discussione su questo punto anche al Forum “L’adolescente, la scuola, la musica” che si terrà il prossimo 19 novembre alle 15.30 presso l’ITI “A. Malignani” di Udine). La Scuola, con le attività di educazione musicale, si orienta certamente verso questo secondo scopo mentre le scuole di musica private quasi sempre si rivolgono a entrambe le utenze (dagli obiettivi professionali o amatoriali).
Tra gli scopi – secondari, se vogliamo – dell’educazione musicale gli operatori culturali troveranno dunque anche quello di elevare le capacità di valutazione dell’ascoltatore. Quello proposto è dunque uno dei pochi modi possibili per rompere l’anello media-acquirente nella catena del mercato musicale e può portare ad un aumento della commerciabilità del prodotto musicale di qualità. Ma per raggiungere questo specifico scopo, l’educazione musicale dovrà essere proposta secondo particolari criteri. Quali sono perciò le attività di educazione musicale più opportune? In quali sedi è dunque opportuno realizzare queste attività? A soggetti di quale età devono rivolgersi? In che modo, in particolare, è possibile proporre loro dei repertori spesso lontani da quelli ascoltati generalmente attraverso i mass media?
(originariamente pubblicato in Notis su Notis – Quale qualità per quale mercato?, Associazione Musicologi, Gemona del Friuli 2003)
